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I bambini costruiscono stereotipi e preconcetti attingendo ovunque. La storia di mamma Francesca.


I bambini non smettono mai di stupire, quando credi di sapere tutto di loro, ecco che se ne escono con una domanda o un'affermazione che rimette in gioco tutte le tue certezze.

Una mia amica, protagonista di questa storia, fino a qualche tempo fa, era convinta di aver trasmesso ai propri figli la libertà di pensiero, la consapevolezza di poter essere o fare ciò che desiderano, ed invece, non è così, perchè, di recente, ha scoperto che sono pieni di preconcetti e che hanno già delle idee stereotipate.

Quando suo marito è via per lavoro, la prassi prevede che i miei bimbi vadano a dormire nel lettone con lei, ed è in quei momenti di intimità mamma/ figli che escono i discorsi più impensabili e che spesso lasciano basite noi mamme.


Una sera, di punto e in bianco, Paolo (5 anni) ha tirato fuori una frase, così dal nulla: "mamma, io non voglio diventare grande!"

"Amore perchè?" 

"Perchè quando sei grande devi sposarti e fare figli ed io non voglio!"

Mi sono presa qualche secondo per capire da cosa fosse nata questa considerazione. Ero stata io o mio marito a fargli percepire che da grandi è un dovere sposarsi e fare figli? Non mi sembrava.... eppure, lui lo dava come processo scontato: cresco, MI DEVO sposare, DEVO fare figli. "Amore, ma nessuno ti obbliga a sposarti e a fare figli? Non c'è una legge e non sei costretto. Puoi scegliere di fare ciò che preferisci; puoi restare da solo o puoi fidanzarti e se vorrai, ma solo se vorrai, ti sposerai."

"Ma se mi fidanzo, devo fare i bambini"

"Perchè devi?"

"Perchè sono le femmine che vogliono i bambini, e se mi fidanzo, la mia fidanzata vorrà dei bambini!"

Ho temporeggiato nuovamente per qualche secondo, mentre mi scorrevano mille domande nella mente: ma chi gliel'ha detto? Dove l'ha sentito? 

"Tesoro, è la coppia che decide, insieme, di fare i bambini. Papà ed io, prima di fare te e tua sorella, ne abbiamo parlato e solo quando eravamo pronti entrambi abbiamo deciso di avere voi, quindi, quando sarai grande, ti confronterai con la tua compagna ed insieme deciderete"

"Va bene, allora se non sono obbligato a sposarmi ed a fare bambini, voglio diventare grande!"


"Uff, meno male, un preconcetto, forse, lo abbiamo eliminato per sempre" mi sono detta. Ma continuavo a pensare a quell'episodio e a chiedermi: "Ma da cosa è nata questa convinzione che l'adulto si deve sposare e se si sposa deve fare dei figli?"

Roberto, mio marito ed io siamo molto aperti rispetto al tema della famiglia, mio fratello e la sua compagna hanno una bambina ma non sono sposati, abbiamo amici sposati che non hanno bambini, eppure, nonostante questi esempi presenti nelle loro vite, nella loro mente si è insinuato un preconcetto.


In un'altra occasione, riguardo al tema della differenza tra uomo e donna, ho scoperto che i miei figli sono già un po' maschilisti. 

Frasi come: "mamma sparecchia, perchè è una femmina!" oppure "voglio andare in macchina con papà, perchè guida meglio!" o ancora "poi mette a posto mamma, perchè è lei la donna di casa!"

Non so spiegarmi, quale sia la fonte da cui attingono per costruirsi tutta questa serie di stereotipi. 

A casa nostra i compiti della routine domestica sono divisi equamente tra tutti i componenti della famiglia, grandi e piccoli, maschi e femmine collaborano. Mio marito cucina, i bimbi apparecchiano, io passo l'aspirapolvere, eppure, quando credo di avergli trasmesso il valore che la donna e l'uomo sono uguali, tatan, eccoti la frasetta che non mi aspetto.


Ultima, come tempo, ma non meno importante, è stata la domanda che Anna (7 anni) ha fatto a Roby e me, pochi giorni fa.

Eravamo in macchina, e così, dal nulla, Anna ci ha chiesto: "Ma voi che lavoro fate?

Roby ed io ci siamo guardati un attimo perplessi prima che io rispondessi: "Paolo, lo sai che lavoro facciamo"

"Ma l'istruttore di nuoto e la casalinga non sono un lavoro!"

"Ah no? E perchè? Qual è per te un lavoro?"

"Quando papà lavorava in ufficio e tu nel negozio!"

Nostro figlio, in due secondi, con solo una frase, ha messo in discussione tutte le nostre scelte. Dire che eravamo scioccati, è poco.

Volevo capire, su quali basi, avesse determinato che lavorare in un ufficio, fosse un lavoro, mentre insegnare nuoto non lo fosse.

"Paolo, ci spieghi perchè uno è un lavoro e l'altro no?"

"Perchè, prima, papà era vestito elegante e aveva la cravatta e un ufficio e tu mamma eri in un negozio. Quando venivo a trovarvi eravate al computer!"

Riassumendo, il concetto di lavoro per mio figlio è: un posto al chiuso, con il computer, dove vai vestito elegante. Se non è uno stereotipo questo, non so cos'altro lo sia.

Roby, è stato bravo, perchè credo che gli abbia risposto meglio di quanto io avrei mai potuto fare: "Cucciola, sai che giorno è oggi?"

"Si, papà, Domenica"

"E dove stiamo andando?"

"Al Mare!"

"Sai cosa facevo la domenica, quando ero in quell'ufficio che ti piaceva tanto? Lavoravo. E se mamma, oggi, fosse ancora una commessa del negozio, ora starebbe lavorando. I nostri, sono dei lavori, come fare il poliziotto o l'avvocato, ma rispetto a quello che facevamo prima, ora, abbiamo più tempo per stare con voi e per trascorrere del tempo tutti insieme. Inoltre, mamma ed io, siamo molto più felici, oggi, perchè svolgiamo dei lavori che ci piacciono!"

"Ma mamma è a casa!"

"Mamma ha fatto la scelta di stare a casa per occuparsi di te e di tuo fratello. Quello di mamma è il lavoro più duro del mondo perchè non ha orario ed i compiti sono tantissimi."

"Ok" ha risposto Anna ma non aveva l'espressione di una che era stata convinta.


I miei figli non guardano, quella che io chiamo, la "televisione dei grandi", a loro è concesso guardare solo i canali dedicati ai piccoli; Roby ed io siamo più che aperti ed elastici riguardo a temi come la famiglia, il lavoro, la vita in generale, non ci poniamo limiti ed è molto difficile che ci escano giudizi sulle scelte altrui, quindi mi viene da pensare che certi preconcetti si siano costruiti nell'ambito scolastico.

Immagino 20 bambini che durante la ricreazione o la mensa dibattono di argomenti da grandi e che ognuno di loro riporti un pezzo dei valori che sono stati discussi o che vivono tra le mura delle proprie case.

Attraverso i discorsi dei miei figli, scopro ogni giorno uno spaccato di questa società che crede di evolversi ma che è evidentemente ancora conformista e diciamocelo, retrograda.

Mi piacerebbe approfondire l'argomento, utilizzando il punto di vista dei bambini, che se pur più basso di parecchi centimetri rispetto a noi adulti, ha un valore più alto perchè rispecchia ciò che noi "grandi" gli trasmettiamo volontariamente o incondizionatamente. Magari un giorno, ritagliandomi un po' di tempo tra una spolverata e una ramazzata, che pare mi renda molto "femmina", farò un'intervista ad alcuni bambini, ponendo loro domande semplici sui temi cardine della nostra società. Sono sicura che sarà molto interessante, istruttivo, sorprendente e per certi versi drammatico.


Grazie a Francesca per aver condiviso con noi la sua esperienza.


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